Paolo Albani
FUORI POSTO

 


 I libri si nascondono, giocano a rimpiattino. Non si fanno trovare. Si divertono a far perdere le loro tracce occultandosi lungo i piani degli scaffali delle librerie, dove si affollano insieme a una schiera di loro simili cartacei. Mettono in atto le strategie più sofisticate per non farsi raggiungere. Se sono di piccole dimensioni, magrolini, cioè di poche pagine, come le plaquette o certe pubblicazioni a bassa tiratura, magari autoprodotte, i libri si stringono fra due consanguinei più corposi (nel senso d’imparentati nella carta), si riparano fra le loro costole, si appiattiscono, stretti nell’abbraccio di due volumi protettivi, due guardie del corpo che li tengono lontani dalla vista di colui che si è messo alla loro ricerca.
Altre volte i libri, di qualunque formato siano, approfittano del fatto che li avete spostati da uno scaffale a un altro, da una stanza a un’altra (diverso è il caso del FUORI POSTO, di cui parlerò più avanti, che implica un’azione non intenzionale, uno sbaglio), e siccome eravate abituati a cercarli nello scaffale originario, dove di solito i libri stavano lì da anni, ora che li avete traslocati altrove, per motivi vostri di collocamento logistico, il libro si vendica (perché i libri sono crudeli) e si guarda bene dal manifestarsi, non fa nulla per lanciare segnali perché lo possiate individuare, ad esempio sporgendosi leggermente in fuori o sopra l’allineamento dei vicini di scaffalatura, come a voler dire: «Ehi, sono qui! Cucù, mi vedi?»
Altri libri – ostentando una sconsiderata perfidia – si fanno portatori della tecnica della mimetizzazione per evitare il riconoscimento. In altri termini sfruttano la somiglianza con altri libri, con i quali hanno in comune una grafica quasi identica o il colore della costola o altre caratteristiche tipografiche. Poiché i libri sullo scaffale di una libreria stanno generalmente in posizione eretta, di taglio, mostrando di sé il dorso, quest’ultimo si presta a illusioni ottiche, a far cadere il ricercatore in ricognizioni ingannevoli, e frustranti.
Senza che all’inizio ci preoccupiamo di leggere il nome dell’autore e il titolo del libro mentre scorriamo la schiena dritta dei volumi alla «ricerca del libro perduto», d’improvviso, navigando a vista, attenti solo alla fisicità della carta stampata, ci sembra di riconoscere il dorso familiare della casa editrice X, mentre invece si tratta di una casa editrice diversa, chiamiamola Y, che rispetto alla prima, la X, presenta alcuni tratti simili che ci sviano e allungano i tempi della nostra faticosa investigazione.
Se poi, com’è naturale che succeda, avete sistemato i libri usando certi vostri criteri soggettivi – l’ordine alfabetico per autore, l’appartenenza a una collana, il campo disciplinare (letteratura, arte, scienza, gioco, umorismo, storia, ecc.), l’altezza dei volumi o altro criterio ancora –, i libri hanno un loro modo subdolo di scompigliare le carte, di eclissarsi furbescamente e lasciarvi nello sconforto. Questo stratagemma, comunemente conosciuto con l’espressione FUORI POSTO, mette i brividi solo a pronunciarlo. Quando ciò accade in luoghi ove esiste una quantità enorme di libri – pensate alle biblioteche pubbliche o a quelle di musei e fondazioni private – il cosiddetto FUORI POSTO è un dramma indescrivibile, una vera e propria sciagura. Nella quasi totalità dei casi, il «libro fuori posto» (a cui sarebbe meritorio dedicare un monumento, sulla falsariga di quello eretto al milite ignoto) non viene più trovato, si è come volatizzato, i responsabili delle biblioteche lo danno per disperso; si arriva persino a toglierlo dal catalogo e, qualora l’operazione sia fattibile, si procede a riacquistarne una copia.
Il FUORI POSTO, complice la malvagità dei libri stessi e la sbadataggine umana, è una disgrazia che si perpetua anche in librerie di singoli soggetti, specie in caso di collezionisti e bibliofili, grandi divoratori di carta, ma pure in quelle di lettori forti che accumulano nel tempo montagne di volumi, stipandoli in ogni angolo dei loro appartamenti, mettendo a rischio la tenuta stessa delle strutture abitative (di crolli dovuti all’eccessivo peso dei libri è piena la cronaca dei giornali). Quando si verifica, il FUORI POSTO è un impazzimento che non auguro a nessun amante dei libri.
A volte, per scovare dove un libro si è rimpiattato per il gusto sadico di mettermi in difficoltà, perdo un sacco di tempo e di energie, spendo ore di esplorazione, giornate intere, mesi. Ripasso centimetro su centimetro le scaffalature delle mie librerie, aiutandomi con il fascio di luce di una pila, perché i libri in casa mia sono dappertutto, anche in luoghi poco illuminati, sopra una madia di cucina o sopra una scarpiera dell’Ikea accanto all’armadio della mia camera da letto. Fino quando non trovo quel maledetto libro emigrato chissà dove, sono di cattivo umore e tratto male tutti. Mi monta una rabbia che mi rode il fegato. Divento insopportabile, meglio che nessuno mi stia vicino in quei momenti. Meglio, non scherzo.
Volete saperne una bella? Tempo fa cerco un libro di cui ricordo perfettamente di aver letto l’introduzione. È un libro sulla comicità nei lager nazisti, un testo straordinario. Mi è venuta voglia di riprenderlo e di leggerlo. Lo cerco, lo cerco, frugo in ogni scaffale per tre, quattro giorni di seguito, senza sosta. Butto all’aria tutta la casa. Niente. Il libro non si trova. E sapete perché? È un e-book, in formato epub.
Non vi sembra onestamente che anche questa sia una mascalzonata ordita contro di me dai libri? Un altro loro trucco per non farsi beccare al posto giusto?
Adesso direte che esagero, che sono un visionario, che antropomorfizzo l’oggetto-libro. Ma vi garantisco che i libri hanno un’anima (non è retorica), è cosa risaputa, non sono io il solo a sostenerlo. Ogni libro, ogni volume che vedi possiede un’anima… – dice lo scrittore spagnolo Carlos Ruiz Zafón – l’anima di chi l’ha scritto e di coloro che l’hanno letto, di chi ha vissuto e di chi ha sognato grazie ad esso.
Io ci credo al fatto che i libri siano oggetti animati, che vivano di una vita autonoma, una vita indipendente da chi li legge. Lo riscontro tutte le volte che scopro che un libro si è mosso, ha fatto un piccolo passo in avanti o indietro. E lo posso dimostrare, perché li ho fotografati certi libri della mia libreria, mi sono preso la briga d’immortalarli di nascosto, a loro insaputa, e dopo alcuni giorni (una settimana ad esempio) ho confrontato la foto di quei libri e la loro posizione al settimo giorno, e si vede chiaramente, senza alcun dubbio, che quei libri si sono spostati, di qualche centimetro, forse anche meno, e non è stata certo la signora che viene a fare le pulizie in casa mia, perché gliel’ho chiesto, e lei mi ha detto che non ha mai toccato i miei libri, non li ha mai sfiorati con lo spolverino, e io le credo, non avrebbe ragione di mentirmi.



L'immagine di questo racconto è tratta dal libro di Giovanni Zaffagnini, STAIRWAY TO HEAVEN INTERIOR WITH BOOKS, testo di Eugenio Baroncelli, Danilo Montanari Editore, Ravenna 2020. I libri che si vedono sono della libreria di casa mia, a Pistoia.

 

 

novembre 2020

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