Paolo Albani

            PICCOLO (E INCOMPLETO) REPERTORIO
                 SU ALCUNI MODI DI DIRE «BASTA»




1. «Non insistere, è tempo sprecato» – lo ribadisco perché lui non demorde, fermo nel suo malsano proposito, come una gomma da masticare sulla suola di una scarpa. «Mi sono già espresso, vedi di non farmi perdere la pazienza. Non torniamo più sull’argomento. Punto e basta».

 

2. Esci di casa al mattino presto, fai la spesa al supermercato, a quell’ora c’è poca gente, solo pensionati come te, vai a ritirare la posta, compri il giornale e lo leggi seduto su una panchina del giardino pubblico dietro l’edicola, scambi due chiacchiere con un passante, prendi un aperitivo, campari rosso e qualche nocciolina, bighelloni un po’ nelle stradine vicino al Duomo per tirare a mezzogiorno, occhieggi le turiste in minigonna, dopo di che rientri a casa, ti togli la giacca e il cappello, poggi le chiavi sul mobiletto dell’ingresso, sempre lì in modo che le ritrovi facilmente, t’incammini verso la cucina e incroci tua moglie che, appena ti vede, ti fa il terzo grado e quando scopre la dimenticanza se ne esce in rimproveri, come al solito, oggi l’appiglio per litigare è che ti sei dimenticato di comprare la pasta di acciughe. Oggi lei voleva fare uno spaghetto con le acciughe, allora gridi stizzito: «Va be’, oggi niente pasta con le acciughe, e allora? Mica cascherà il mondo! Basta, ti prego!».

 

3. Telefoni al vicino di casa, che abita al piano di sopra, esattamente in corrispondenza della tua camera da letto. Il vicino è un colonnello dei carabinieri in pensione, 97 anni compiuti due mesi fa, sordo come una campana, tiene la televisione a tutto volume fino a notte alta (tante volte gli hai detto di comprarsi delle cuffie, così non disturberebbe, ma è uno spilorcio, non vuole spendere, anche se ha una buona pensione). Al telefono risponde dopo mezzora, quando va bene, non sente lo squillo con il frastuono che fa la sua televisione; lo supplichi, lo minacci, gli ingiungi di abbassare il volume, alla fine chiudi la conversazione, demoralizzato: «Porca vacca, impazzisco! Basta, colonnello!». Ma il rumore della televisione accesa copre il tuo lamento.

 

4. Il cameriere ti versa del vino rosso nel bicchiere, un bicchiere di quelli panciuti, una coppa da alcolizzato. Mentre il liquido, corposo, inonda lo spazio di vetro per raggiungere l’orlo, alzi una mano e fermi il travaso: «Basta, grazie. Sono quasi astemio», che non vuol dire nulla. O sei astemio o non lo sei.

 

5. Lei parla da circa un’ora, senza interruzioni, in modo animoso. Ha i capelli scomposti. Sembra che non ci veda dalla collera. La ascolti, o meglio fingi di ascoltarla, ogni tanto annuisci, ma non sai a cosa, magari ha appena detto che vuole ucciderti, che prima o poi ti sopprimerà con le proprie mani. Probabile. Lentamente ti alzi e, lanciando il tovagliolo sul tavolino, le dici: «Non ne posso più. Basta, è finita!». E ti allontani. Lei impreca, ti manda al diavolo, continua a rivolgerti parole sanguinanti, velenose, poi la sua voce si stempera. Tu apri la porta del ristorante. Sei in strada, la voce di lei si dissolve, non la senti più. È il giorno della liberazione. «Basta, è finita!» ripeti.

 

6. È un gioco infantile. Ripeti velocemente la parola «Basta!», a raffica, senza una pausa, un «Basta!» dietro l’altro, uno scioglilingua, un mantra; a un certo punto – è una certezza – perderai il controllo della fonazione, senza accorgetene, la tiritera s’incepperà, le parole si modificheranno. Verranno fuori altri suoni: «pasta», «casta», «tasta», «fasta», «lasta», «rasta», «vasta». È inevitabile. Prova per credere.

 

7. «Abbiamo altri modelli, più sofisticati, li vado subito a prendere».

«No grazie, va bene così, non si scomodi, prendo solo questo e basta».

 

8. La verità è che non ti basta mai niente.

 

9. Basta un corno! Che diavoleria è questa? Adesso siamo in ballo e dobbiamo ballare!

 

10. Mi sembra che mi sono speso a sufficienza. Non è abbastanza? Guarda che non ho più energie. Sono una mongolfiera che si sgonfia e precipita. Non voglio farmi del male. Cos’è che non ti basta?

 

11. D’accordo, lo farò, promesso, piantala di frignare però, basta, per l’amor del cielo. Non lo sopporto.

 

12. Ehi, metti giù la pistola, non scherzare, farò quel che vuoi, non è il caso che mi minacci, falla finita. L’incidente è chiuso. Basta.

 

13. Non ho capito? Basta cosa?

 

14. È il modo più economico e sbrigativo per dirlo, valido in ogni circostanza. Mettiti in posizione eretta, guarda l’interlocutore dritto negli occhi, schiarisciti la voce e scandisci un «B-a-s-t-a!» lento e deciso, che non presti il fianco a alcuna ambiguità. Vedrai che funziona.

 

15. Basta con queste sciocchezze!


aprile 2022

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